Dopo i catastrofici risultati del mercato italiano, chiuso a 1,4 miloni di unità pari al -19,9% che ci ha fatto ripiombare nel 1979, sono arrivati i tanto temuti dati europei.

A diffonderli l’ACEA, l’associazione tra i costruttori europei di auto, e il crollo è stato evidente con un totale delle vendite di 12.527.912 (27 paesi + EFTA ovvero Svizzera, Norvegia e Islanda) che equivalgono ad una perdita del 7,8%. Sul vecchio continente il tempo scorre più lentamente e si deve scendere fino al 1995, diciassette anni fa per trovare gli  stessi valori.

La crisi quindi è evidente e conclamata e ormai inizia a colpire tutti i paesi, non solo quelli maggiormente impegnati in dolorose politiche economiche di austerità, vedi Italia, Spagna e Grecia, ma anche i paesi virtuosi del nord-Europa.

Una cifra, quella dei 12 milioni, che sarà ancora più negativa non appena usciranno i dati di vendita mondiale dove emergerà con tutta probabilità l’annata record grazie alla spinta delle vendite cinesi e alla ripresa di quelle statunitensi.

Il  mercato europeo è composto da 5 “big market” (Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna e Spagna) che da  soli rappresentano il 73%  del totale delle consegne. Ebbene uno solo di questi è in controtendenza, quello del Regno Unito che mette a segno un bel + 5,3% con 2.044.609 immatricolazioni, il livello più alto dal 2008 quando ha avuto inizio la recessione.

Al primo posto rimane la Germania che con 3.082.504 unità segna una flessione del 2,9%, ben inferiore alla media degli altri stati, ma realizzata tutta da agosto a dicembre con quest’ultimo mese al -16%, imboccando quindi una fase di stagnazione preoccupante. Inoltre sta cambiando la struttura della composizione dei modelli con un forte incremento delle city-car, altro segnale da valutare.

Con il rosso molto marcato la Francia, -13,9% il consuntivo, che vale 1.898.780 auto, dove la fine degli incentivi si è fatta sentire insieme ad una situazione economica con i primi avvisi di recessione.

Perdite pesanti anche in Spagna, -13,4% e 699.589 unità ottenuti solo grazie ad una campagna di aiuti che dovrebbe terminare a marzo di quest’anno e di cui si richiede già il prolungamento.

Nella particolare classifica dei “losers” (i perdenti considerando la percentuale) l’Italia si piazza al quarto posto dietro a Grecia (-40,1%), Portogallo (-37,9%) e Cipro (-24,6%).

Interessante la considerazione del Centro Studi Promotor che segnala come l’andamento negativo riguardi per il momento soltanto l’eurozona (-11,3%), mentre per i mercati dell’Unione che non hanno adottato la moneta unica il 2012 è stato un anno di crescita, sia pure modesta (+2,3%).

In pratica c’è una stretta relazione tra situazione economica e acquisto di automobili e non potrebbe essere altrimenti e la recessione partita con le misure di austerità imposte dall’UE aggrava ulteriormente la situazione intaccando anche i paesi più forti.

Passando ai marchi il primo posto resta saldamente in mano al gruppo Volkswagen (che comprende oltre a VW, Audi, Skoda e Seat) con 3.112.304 veicoli (dati riferiti a EU+Efta) seguita da PSA (Peugeot e Citroen) 1.465.009, Renault (con Dacia) 1.052.824. Seguono General Motors, Ford, BMW e finalmente Fiat ferma a 798.542 che segna un preoccupante – 15,8%. Solo coreani, oggetto di un attacco da parte di Marchionne sugli accordi di libero scambio e Jaguar/LandRover chiudono l’anno in positivo.

Guardando i singoli modelli il preferito dagli europei è per il quarto anno consecutivo la VW Golf che è stata scelta da 431.742 automobilisti, era l’anno di passaggio tra il nuovo ed il vecchio modello; segue distaccatissima la Ford Fiesta a 306.405 e terza un’altra VW, la Polo a 287.828. Nessuna auto italiana è nella top ten.