Le auto elettriche rappresentano il prossimo futuro della mobilità, e si capisce dalle tante proposte viste al Salone di Detroit, oltre che dal numero sempre maggiore di auto e concept che le case costruttrici realizzano per evolvere la mobilità ad impatto zero.

Piano piano stanno aumentando le autonomie dei veicoli elettrici, stanno migliorando le prestazioni e in più di una nazione iniziano a diffondersi anche le colonnine di ricarica rapida a disposizione dei privati. Certo, i costi sono ancora un tantino elevati, e poi c’è l’interrogativo legato ai costi e alla durata del pacco batterie, ma adesso un nuovo aiuto arriva agli automobilisti: il decreto retrofit.

In pratica, attraverso un kit composto da un motore elettrico con convertitore di potenza, un pacco batterie ed un’interfaccia con la rete per la ricarica delle batterie stesse, chiunque può trasformare il proprio veicolo endotermico in elettrico mediante una procedura molto simile a quella di montaggio di un impianto a GPL o metano.

L’importante è che produttore del kit si preoccupi di sottoporre lo stesso all’omologazione e di fornire le prescrizioni per il montaggio. In questo modo, proprio alla stregua di un impianto a Metano o GPL, l’officina che si occuperà dell’installazione, dovrà condurre l’auto alla Motorizzazione che provvederà all’aggiornamento della carta di circolazione del mezzo dopo le consuete prove.

Tutto questo grazie al decreto che disciplina la trasformazione dei veicoli a motore endotermico in veicoli elettrici. Si tratta di una svolta fortemente voluta da Confartigianato Vicenza e Marca Trevigiana che hanno dato un contributo determinante alla definizione della norma seguendone l’iter oltre che a Roma anche a Bruxelles.

Quindi, in questo settore si può tranquillamente affermare che l’Italia è decisamente in forte anticipo rispetto agli altri paesi della Comunità Europea e detta la soluzione ideale per ridurre con rapidità tutte le problematiche relative all’emissione delle polveri sottili, che tanto caos hanno generato negli ultimi giorni in virtù dei numerosi blocchi del traffico nelle principali città della penisola.

“L’auto elettrica – commenta Luigino Bari, componente della Giunta di Confartigianato Vicenza – da un certo punto di vista ripercorre la storia dei primi computer: ingombranti, costosi, ma interessanti per le opportunità che lasciavano intravedere. Certo, oggi l’auto elettrica non sta godendo dello stesso slancio sebbene la tecnologia sia molto avanzata ma purtroppo ancora poco diffusa, però siamo in una fase di evoluzione continua e ciò soprattutto grazie alla volontà del sistema Confartigianato, che da più di due anni si è attivato nei confronti del Ministero dei Trasporti per trovare soluzione agli aspetti burocratici e normativi che rendevano difficile, e molto costoso, omologare nel nostro Paese un’auto riconvertita a elettrica. Le nostre Associazioni sono senz’altro interessate agli aspetti sociali ed ecologici della questione, ma considerano con attenzione anche tutte le opportunità che questo mercato può rivestire per le piccole imprese del settore. L’obiettivo è intervenire sul parco auto delle city car già esistente dal punto di vista sociale e lavorativo. L’attività di trasformazione dei veicoli a benzina in elettrici è la soluzione che può recuperare gran parte di quei mezzi, altrimenti dismessi. Il ‘retrofit’ ha un impatto energetico ottimale ed economico, inserendosi appieno in un sistema di recupero virtuoso”.