Dopo aver conquistato il titolo di “uomo dell’anno” nel 2013 dalla rivista Time, Papa Francesco si guadagna il primato di leader più influente del mondo (“The World’s 50 Greatest Leaders”) redatta da Fortune, famosa rivista americana che tratta di business globale. Ma il risultato più inatteso, più che quello del Pontefice, è il terzo posto posto per l’amministratore delegato di FordAlan Mulally, che si piazza appena dietro alla cancelliera tedesca Angela Merkel ma davanti a personaggi del calibro di Warren Buffet, imprenditore ed economista soprannominato l’oracolo di Omaha, Bill Clinton e Dalai Lama.

Mulally (foto by InfoPhoto), 68 anni, è stato definito il “Ford’s Renaissance Man”, un esempio di come si trasforma un’azienda in difficoltà in una “macchina da guerra”, oltretutto nel periodo di massima crisi del settore automoblistico. Una ricetta fatta di un compromesso: chiedere sacrifici ai dipendenti e accettare di scendere al quinto posto nella classifica mondiale di auto vendute. Il classico gioco che vale la candela, però, visto che nel 2010 Ford ha chiuso con il miglior profitto netto degli ultimi 11 anni (6,6 miliardi di dollari) aumentando di quasi quindici volte nel giro tre anni (dal 2008 al 2011) il valore del proprio titolo in Borsa.

Laurea in ingegneria aeronautica e astronautica, Mulally ha conquistato il secondo posto nella classifica pubblicata dal Wall Street Journal sul boss più amato dai dipendenti (dietro solo Jeff Weiner, Ceo di Linkedln). E’ CEO del colosso americano dal 2006 dopo 33 anni di lavoro nella Boeing e ha recentemente smentito le voci che lo vorrebbero alla guida di Microsoft: resterà il massimo dirigente di Ford almeno fino alla fine del 2014. La stessa Ford, una Focus, su cui il Papa viene condotto in giro per le strade di Roma.

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