L’automobile è molte cose. Anche un simbolo di libertà, la libertà individuale di potersi spostare quando, come e dove si desidera. Per la libertà si può anche morire; a volte accade che tale simbolo pratico venga colpito insieme all’ideale e alla persona che rimane vittima di chi questo ideale vuole sopprimere.

E’ il caso di Giancarlo Siani, giornalista napoletano. Il 10 giugno 1985 il Mattino pubblicò un suo articolo in cui il giovane cronista (aveva 26 anni) illustrava con molta precisione i complessi rapporti interni fra i vari clan della camorra. Il 23 settembre di quell’anno, mentre tornava a casa a bordo della sua Citroën Mehari verde, Siani venne ucciso da alcuni sicari.

La Mehari per Siani era molto più di un’auto. L’amava profondamente, proprio perché simboleggiava quella libertà per la quale avrebbe perso anzitempo la vita.

Un simbolo della libertà di stampa accanto ad un simbolo della libertà di movimento. La Mehari raccolse infatti dal 1968 al 1987 il testimone della mitica 2CV.

Citroën Italia ha voluto unirsi al ricordo dello sfortunato giornalista. Lunedì 23 settembre la sua Mehari verde, proprio quella, tornerà sulle strade di Napoli. Dopo una solenne cerimonia, la vettura sfilerà fino alla sede del Mattino, guidata nelle varie tappe da esponenti di cultura, magistratura e società civile. Verrà poi consegnato il premio Siani per il miglior reportage sul tema della crisi globale.