Prendete una Citroen C3, affidatela alle cure della Procar Motorsport di Pistoia e non sarà più la stessa. Infatti, dopo 2 mesi di duro lavoro, la vettura del Double Chevron è diventata un’auto da corsa dura e pura, in grado di correre nel C.I.T.E., ovvero il Campionato Italiano Turismo Endurance.

Già, avete capito bene, l’utilitaria di tutti i giorni si è trasformata in un mostro da competizione, un bolide che ho avuto modo di guidare sulla pista ASCT di Vairano di Vidigulfo (PV) in un test decisamente unico e ad alto tasso d’adrenalina.

Vedere una C3 con gomme slick ed un’ala posteriore che farebbe comodo persino ad una vettura della 24 Ore di Le Mans è un evento raro. Le carreggiate larghe ed un’aerodinamica anteriore ripresa dalla Citroen C-Elisée che corre nel WTCC completano il quadro estetico di questa piccola bomba, insieme ad una livrea tricolore decisamente accattivante.

Per guidarla bisogna indossare la tuta d’ordinanza, far finta che non ci sia l’anticiclone delle Azzorre e che non sia il mese di luglio. Inoltre, è necessario mettere il casco e compiere degli esercizi degni di un contorsionista per sistemarsi all’interno del roll-bar.

Dopo queste operazioni, arriva il momento di legarsi al sedile con le cinture da competizione, e poi finalmente si parte. Non è semplice giocare con la frizione, che stacca in alto mentre il motore scalpita con un suono inquietante, come non è facile rimanere impassibili, cercando di non far spegnere l’auto, mentre ai box tutti attendono la tua partenza.

Superato l’impatto iniziale, con la C3 Max che inizia a muoversi verso la pista, ci si può finalmente dimenticare della frizione, ma è bene concentrarsi sulle traiettorie, perché le curve arrivano in fretta, e non c’è tempo per essere indecisi.

L’aspetto che colpisce maggiormente di questa C3 è la forza bruta: dimenticate la “morbidosa” versione di serie, questa Max è una miniera inesauribile d’energia, un razzo al plutonio con 4 ruote e i suoi 250 CV, erogati dallo stesso 1.6 THP della Peugeot RCZ CUP, opportunamente potenziato, sono sempre pronti all’azione. 

Così, ci si ritrova a mettere mano al cambio Sadev con comandi al volante in continuazione, mentre il contagiri impazzisce e un calcio ben assestato sulla schiena arriva puntuale ogni volta che si sale o si scende di rapporto. Basterebbe questo per mettere in soggezione chiunque, ma poi ci pensano le gomme Avon, con un grip degno di una calamita, a rendere le operazioni più semplici.

Curva dopo curva, inizio a familiarizzare con l’auto, a tirare la staccata, e persino a sfidare la tenuta delle gomme slick: il mostro ti prende per mano, ti seduce, e poi, quando pensi di averlo capito, ti sbandiera in frenata costringendoti a fare appello a tutte le nozioni di guida apprese negli anni.

Le reazioni sono decise, rapide, ma non ingestibili, è un’auto da corsa e come tale vuole essere trattata, ma ti consente anche d’imparare ed è difficile commettere lo stesso errore nel giro successivo. Ecco, è proprio questa la sua caratteristica migliore, è una vettura capace di far crescere i piloti in erba, che da tanto e trasmette moltissimo, un bolide comunicativo, impegnativo, ma non impossibile: perfetto per la sua missione sportiva.

Il copilota, che sorveglia paziente l’andamento della prova, mi aiuta a gestire la Citroen C3 Max, poi mi lascia fare, salvo ritornare a farsi sentire nell’interfono quando tiro troppo la corda. Alla fine, riesco a compiere 3 giri a ritmo crescente e scendo con un sorriso carico di soddisfazione. Non ho visto la bandiera a scacchi, non c’è champagne da spruzzare sul podio, ne una coppa da alzare, ma mi sento ugualmente un vincitore, perché un’esperienza del genere non capita tutti i giorni e, per una volta, ho vestito i panni del pilota non solo con la fantasia.