Gli italiani sono ancora allergici all’utilizzo delle cinture di sicurezza. E’ questo il dato che emerge da un’indagine realizzata dalla Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale, che evidenzia come il 20% degli intervistati, ovvero una persona su cinque, non le utilizzi con regolarità.

Un dato che cresce fino al 50% se si prendono in considerazione le sedute posteriori dell’auto. Dunque, nonostante tante campagne di sensibilizzazione e continui richiami all’ordine, l’utilizzo obbligatorio delle cinture di sicurezza non sembra essere un argomento capace di entrare appieno nella cultura italiana: perché il 20% è un dato che deve comunque fare riflettere.

La fotografia che ricaviamo dalla nostra indagine è piuttosto preoccupante – le parole di Umberto Guidoni, Segretario Generale della Fondazione ANIAle cinture sono sistemi di sicurezza importantissimi anche in ambito urbano, fondamentali per salvare vite umane ed evitare gravi lesioni in caso di incidente. Occorre sottolineare che, secondo i dati Aci Istat del 2014, in area urbana si registra oltre il 75% degli incidenti che causa il 44,5% dei morti e il 71,8% dei feriti totali. Parliamo di 1.505 vittime e 180mila feriti sulle strade delle nostre città nel solo 2014”.

L’infrazione più diffusa e punita dagli organi della polizia locale è proprio il mancato uso delle cinture di sicurezza sui sedili posteriori. E che dire di quel 28% che ha dichiarato di allacciare sì le cinture, ma solo quando l’auto è già partita e, spesso, per richiami dei sistemi predisposti sull’auto stessa. Se poi ci spostiamo nell’ambito dell’utilizzo del telefono cellulare senza auricolari o vivavoce, la percentuale aumenta vertiginosamente.

L’obbligo dell’utilizzo delle cinture di sicurezza è entrato in vigore nel 1988 e, dal 2006, è stato esteso a tutte le categorie e tipologie di veicoli, compresi pullman turistici e camion.