Il rapporto ACI-ISTAT sugli incidenti stradali in Italia ci presenta ogni anno la situazione di quanto, in relazione al traffico ed alla mobilità, è accaduto sulle nostre strade. Un documento molto completo e pieno di numeri che cerco di riassumere nelle principali linee guida.
I dati elaborati relativi al 2012 monitorizzano tutta la viabilità nazionale urbana, extra-urbana e autostradale, hanno registrato 186.726 sinistri con lesioni a persone che, fortunatamente, registrano un calo del 9,2% rispetto all’anno precedente. Scende anche il numero dei morti 3.653 (-5,4%) e quello dei feriti (-9,3%). In pratica facendo una media non proprio scientifica è come succedessero 512 incidenti al giorno con 10 morti e 725 feriti. Se rapportati alla media nazionale questo numero corrisponde a 60 morti per milione d’abitante al di sopra a quella europea pari a 55. L’Italia si piazza così al 13° posto in graduatoria dietro a Regno Unito, Spagna, Germania e Francia; nell’UE a 27 hanno perso la vita a causa di incidenti 27.724 persone.
Analizzando le cifre secondo il tipo di strada è la rete extra-urbana quella dove si verificano le situazioni peggiori, ma è la città dove il pericolo è maggiore. In ambito cittadino si sono infatti verificati 141.715 incidenti con 191.521 feriti e 1.521 morti, in autostrada rispettivamente 9.398/15.852/330 e sul resto 35.613/57.343/1.761. Di positivo però si registra un complessivo calo del 10%.
In pratica il 75% dei sinistri avviene in città con il 42% delle vittime e il 72% dei feriti, con Napoli e Venezia che comandano questa classifica dove le conseguenze sono più gravi, mentre tra i comuni più sicuri ci sono Milano, Genova e Bari. Le grandi aree metropolitane rappresentano circa il 33% degli incidenti stradali totali avvenuti su strade urbane (Roma 9,8%, Milano 7,4%, Genova 2,8% e Torino 2,3%).
Curioso, ma non sorprendente, vedere che è nel weekend il momento più a rischio. Guardando invece i giorni e le ore interessate è nelle notti di venerdì e sabato che si concentra il 42 % degli incidenti e delle vittime che avvengono nelle ore notturne. Durante la settimana meglio prestare attenzione al mattino nel tragitto casa-scuola-ufficio e tra le 18 e le 19 rientrando dal lavoro.

Tra i mesi meglio evitare giugno con il numero più alto di sinistri con lesioni (18.524) mentre quello con il maggior numero di morti è luglio (406 in valori assoluti ed una media di 13 al giorno); se passiamo all’indice di mortalità diventa è agosto il mese più pericoloso. Tutti mesi di grande traffico e dove i bollini rossi sono sempre presenti soprattutto nel weekend.
Passando alle cause, la distrazione è al primo posto (16,6%) seguita dalla mancato rispetto della segnaletica (16,2%) e dall’eccessiva velocità (11,2%); insieme fanno il 44% del totale.
Tra le tipologie la più pericolosa è lo scontro frontale (5,22 decessi ogni 100 incidenti), seguita dall’uscita di strada (4,23 decessi ogni 100 incidenti), dall’urto con ostacolo accidentale (3,81 decessi ogni 100 incidenti), e dall’investimento di pedone (2,82 decessi ogni 100 incidenti). Il frontale-laterale è comunque il più diffuso (63.560 casi con 842 morti e 93.670 feriti), seguita dal tamponamento con 33.777 casi con 325 morti e 55.447 persone ferite.
Pur positivo il calo registrato nel 2012 deve comunque spingere a migliorare ulteriormente gli sforzi a migliorare il senso di responsabilità, l’educazione stradale e le capacità di guida di chi si mette al volante visto che la quasi totalità degli incidenti è imputabile a chi guida. Qui servono dei percorsi formativi che vadano oltre al semplice prendere la patente per insegnare un corretto uso dell’auto in ogni situazione.
E’ però assolutamente importante migliorare, specie con la manutenzione, lo stato delle infrastrutture stradali e della segnaletica che non sono certo all’altezza di quanto si vede nel resto dell’Europa e che spesso sono un’aggravante di una situazione già di per sé difficile.

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