Casey Stoner ancora in pista. Ma non con le moto, bensì sulle auto. Il 27enne ex pilota, due volte campione del mondo di MotoGP, ha ufficializzato su twitter e il suo ritorno all’attività agonistica. Il ‘canguro’ (foto by InfoPhoto) nel 2013 correrà nel team Triple Eight Holde della Dunlop Series, campionato propedeutico alla V8 Supercars australiana.

Una competizione molto seguita da quelle parti e che Bastoner sognava da tempo: “E’ da quando ho 14 anni che volevo guidare queste vetture – confessa Stoner al Daily Telegraph – sinceramente avevo voglia di fermarmi un anno intero, magari girare il mondo. Ma poi ho iniziato a pensare alle V8 e siamo arrivati a un accordo. Si era realizzata l’opportunità di correre il 75% del campionato, ma alla fine ho deciso di correrle tutte. Dovrò dimenticarmi tutto quello che so sulle moto: la cosa più difficile sarà soprattutto dimenticarsi di frenata e cambio. L’impegno che ho preso è di un anno per capire se questo sport è adatto a me. Alla fine forse potrei anche correre nella Bathurst 1000 (la classe regina del campionato turismo australiano, ndr). È il sogno di ogni australiano correrla”. 

Ripensando all’addio MotoGP non c’è nessun rimpianto perchè “nell’ultimo periodo spesso avevo paura, c’è sempre paura in MotoGP. Non è una bella cosa guidare così. Ce l’hanno molti di noi e non mi piace cadere. Allo stesso tempo però, nessuno di noi ama perdere, così il problema è trovare un bilanciamento”.

I motivi che l’hanno allontanato dal paddock sono abbastanza chiari: “Eravamo diventati come delle marionette, non c’entrano gli infortuni o la famiglia. La verità è che non mi piace la direzione che ha preso questo sport. Un mese dopo la morte di Marco Simoncelli era come se nulla fosse accaduto. Vogliono vederci all’opera ma non pensano che le nostre vite sono in pericolo. Eravamo diventati dei pupazzi e questo non aveva niente a che fare con le corse”.

Tornare in quel mondo ora come ora è impossibile ma uno spiraglio c’è: “Non avevo alcuna intenzione di tornare a correre in moto, ma se lo sport dovesse cambiare drasticamente potrei ripensarci. Al momento però non sembra che ciò possa accadere”.