Cosa cambierebbe nel mondo automotive se nel referendum Brexit vincesse il sì? Il settore in Inghilterra sarebbe colpito in pieno: sono diverse, infatti, le case che hanno stabilimenti produttivi in Gran Bretagna e un aumento di tassazione su auto e componenti colpirebbe in pieno il settore.

A lanciare l’allarme è un’intervista dei giorni scorsi di Michael Hawes, CEO della SMMT (Society of Motor Manufacturers and Trader), ad Automotive News Europe secondo il quale l’introduzione delle tasse di esportazione peserebbe moltissimo nei bilanci dei costruttori. La stima è che ogni industria automobilistica debba affrontare un aumento del 2.5% sulla fornitura di componenti e del 10% sul prezzo complessivo delle vetture: “Questo significa che gli impianti devono diventare il 10% più efficienti, che è tanto considerando i margini già molto sottili. Abbiamo avuto un grandissimo successo e non vogliamo metterlo a repentaglio, ma al momento il fattore predominante è l’incertezza”.

Oggi le case automobilistiche britanniche sono esenti dal 10% che l’UE applica sulle auto importate e non pagano dazi sui componenti importati in un settore che riceve il 60% dall’estero. Inoltre molte case hanno stabilimenti produttivi in Inghilterra perché sul suolo britannico si riesce a produrre fino all’80% dei pezzi complessivi di un’auto. Se dovessero decidere di produrre in altre zone, come Spagna o Europa dell’Est, il gettito inglese andrebbe a crollare.

E’ il caso che potrebbe riguardare la britannica (anche se di proprietà dell’indiana Tata, ndr) Jaguar Land Rover, che ha creato 9.000 nuovi posti di lavoro dal 2011 ed è maggior investitore automobilistico britannico investendo 2,75 miliardi di sterline per l’innovazione tecnologica e la riduzione delle emissioni di CO2. A JLR potrebbero aggiungersi marchi lussuosi come Bentley e Rolls Royce ma anche case straniere più mass market come Nissan che a Sunderland produce circa 500.000 vetture l’anno e occupa 7.000 e lo scorso anno ha annunciato un investimento per lo stabilimento di 173 milioni di sterline.

Ma in Gran Bretagna operano anche Honda, Toyota, Ford, General Motors, BMW con il brand Mini. Lo stesso discorso toccherebbe anche la Formula 1 che nella cintura londinese ha il suo zoccolo duro: circa l’80% dei team ha base in Inghilterra. Non solo McLaren o Red Bull ma anche Mercedes AMG Petronas, anglo-tedesca o (base a Enstone per la squadra e a Viry-Chatillone, in Francia, per i motori). Tra le oltre 100 imprese specializzate, 15 costruttori di auto, 13 centri di ricerca e sviluppo, 7 costruttori di Formula Uno e 6 studi di design, si stima che il settore in Gran Bretagna valga 15 miliardi di sterline.