Era il 1955 quando la piccola Casa automobilistica italiana Iso iniziò a produrre l’Isetta, originale microcar disegnata da Enzo Rivolta e prodotta su licenza anche da BMW tra il 1955 e il 1962. Lunga appena 2,2 metri e larga 1,3, dotata di un piccolo monocilindrico 4 tempi di 245 cc da 12 CV, di la si può definire la progenitrice di tutte le odierne citycar ultracompatte come smart e Renault Twizy. Con un minuscolo abitacolo per 2 persone al quale si accedeva attraverso un’originale portiera anteriore, la BMW Isetta era in grado di percorrere la bellezza di 100 km con solo 3 litri di carburante, roba da far impallidire la stragrande maggioranza delle auto del XXI secolo.

Ora, a 50 anni dalla sua dismissione, si torna a parlarne grazie Tony Weichselbraun (industrial designer neolaureato all’Università di Arti Applicate di Vienna) e la sua eSetta design study. La concept disegnata dal giovane studente si propone come reinterpretazione in chiave moderna e ancora piùù ecologica della microcar anni’50. Le linee riprendono perfettamente quelle della BMW Isetta, così come le misure, non snaturando così il DNA dell’auto. Giusto il sistema di apertura della portiera varia e la fa scorrere e rotare per rendere ancora più agevole l’accesso all’abitacolo. La vera novità è il motore: la eSetta infatti è mossa da un piccolo propulsore elettrico, del quale però non sono fornite le specifiche. Certo, un’auto di tali dimensioni non necessita di un’autonomia esagerata vista la sua natura cittadina. Il suo inventore inoltre la vedrebbe bene inserita in un progetto di car sharing. Chissà che BMW non possa farci un pensierino e produrla in serie all’interno della gamma elettrica “i”.