Indubbiamente la pioggia ha da sempre costituito un eccellente banco di prova. Non necessariamente i piloti più vincenti sono anche stati i migliori sul bagnato: Alain Prost e Niki Lauda ne sono la controprova; ma spesso le due doti, abilità sul bagnato e capacità di vincere, sono andate a braccetto. Michael Schumacher ha vinto 20 dei suoi 91 gran premi sulla pioggia, il migliore di sempre; dietro di lui Ayrton Senna, 13 successi bagnati su 41 (in percentuale anche meglio del tedesco).

Tuttavia le grandi prestazioni di Senna sotto l’acqua hanno molto di leggendario. Il pilota brasiliano, di cui il 1° maggio 2014 ricorrono i 20 anni dalla morte, ebbe indubbiamente nel sangue l’abusato appellativo di “mago della pioggia”. Che sul viscido lui si sentisse a proprio agio fu evidente fin dall’inizio. Era il 7 giugno 1981. Si correva a Stetterton per una gara del campionato britannico di Formula Ford. Per il ventenne Senna si trattava della nona gara in assoluto su una monoposto (e ne aveva già vinte tre). Si partì sull’asciutto, il brasiliano conduceva per pochi decimi di secondo. Poi cominciò a piovere; gli altri rallentarono nettamente, lui no, così fece il vuoto, vincendo largamente.

Abbiamo già accennato al suo exploit del 1984 a Montecarlo, nella sua prima stagione di Formula 1. Quella corsa non poteva essere più bagnata. Sulla Toleman, vettura notevolmente inferiore, Senna (foto by InfoPhoto) partì dalla tredicesima posizione. Ma nel diluvio lui trovava un’aderenza magica. E superò con decisione piloti di chiara fama: Niki Lauda, che quell’anno avrebbe centrato il suo terzo titolo mondiale; Keke Rosberg, campione nel rocambolesco 1982 dopo le tragedie della Ferrari, e non certo sprovveduto in condizioni difficili. Poi vide nel mirino Alain Prost, l’inizio di una sfida infinita. Era il ventesimo giro, il francese conduceva la corsa con circa trenta secondi di vantaggio sul giovane brasiliano. Però la sensibilità di Senna asciugava l’acqua: in cinque giri aveva mangiato 19 secondi sul Professore. Negli ultimi due giri era più veloce di Prost di oltre quattro secondi. Il francese fu “graziato” dal direttore di corsa Jacky Ickx, che interruppe la gara proprio mentre Senna stava per superarlo.

Col passare degli anni, arrivarono i successi e i titoli mondiali. Forse un Senna più maturo e magari appagato avrebbe potuto correre meno rischi. Assolutamente no, si sarebbe trattato di un altro pilota. 11 aprile 1993, per la prima volta la Formula 1 corre a Donington Park, nel Gran Premio d’Europa, terza gara della stagione. Sarà l’anno della Williams Renault e di Alain Prost. La McLaren Ford di Senna non è all’altezza, tuttavia il brasiliano riesce ad arrivare all’appuntamento inglese in testa alla classifica. Ma in qualifica le Williams volano. Prost stacca il compagno Damon Hill di tre decimi e la Benetton Ford di Michael Schumacher di un secondo e mezzo. Senna si piazza a fatica al quarto posto, staccato di 1″6.

Si prospetta una cavalcata solitaria di Prost. Ma ancora una volta il cielo, letteralmente, si mette di mezzo. La domenica si apre con una pioggia violentissima e la gara parte sul bagnato. Ma piove solo per gli altri. In poco più di mezzo giro Senna supera prima Schumacher, poi Karl Wendlinger (che in partenza, quinto, aveva subito guadagnato la terza posizione); poche decine di metri e Senna si sbarazza di Hill.

Ed ecco davanti a lui, ancora una volta, Prost. In fondo al rettilineo che precede il tornante, il brasiliano si affianca ed entra in curva davanti; il francese tenta di resistere, ma non c’è niente da fare. Senna passa e va via. Sarà il suo 38° successo, l’ennesimo capolavoro, non senza fatica: le condizioni dell’asfalto cambiano in continuazione. Il brasiliano farà cinque soste ai box, Prost addirittura sette. Ma Senna vincerà doppiando tutti tranne Hill, che finirà secondo. Un’altra dimostrazione pratica di quanto molti degli addetti ai lavori dell’epoca osservarono: Senna trovava l’aderenza dove per tutti gli altri era impossibile.

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