Se Monza rischia di perdere la F1 dal 2017 in compenso si lavora sodo per far tornare in Brianza il gotha delle due ruote, SBK in primis (probabile il ritorno nel 2016) su cui la nuova direzione punta molto. In occasione della Monza Biker Fest all’Autodromo Nazionale di Monza è stata inaugurata la scuola di moto dello storico impianto che si pone l’obiettivo di avvicinare i neofiti alle diverse discipline su due ruote avvalendosi della collaborazione di alcuni dei migliori piloti ed ex piloti italiani.

Un impegno fortemente voluto da Riccardo Tagliabue, in passato coordinatore della Federazione Motociclistica Italiana per la disciplina Supermoto. Insieme a lui hanno dato piena disponibilità Fabrizio Pirovano, ex stella SBK che a Monza è di casa, e Massimo Beltrami, ex campione di Supermoto (due titoli nazionali, due titoli europei e uno mondiale a squadre con la nazionale italiana) che ha abbandonato l’attività agonistica per dedicarsi in pieno a quella di Istruttore FMI. Proprio la Supermoto è una di quelle discipline di cui purtroppo non si parla abbastanza. Eppure il corso federale di avvicinamento proposto all’Autodromo Nazionale di Monza ha riscosso un grande consenso tra i partecipanti. Per saperne di più abbiamo fatto due chiacchiere con Massimo Beltrami, senza svelare i segreti della disciplina.

Qual è la finalità del corso?
Il corso si pone l’obiettivo di avvicinare i neofiti e i non professionisti alla pista e sensibilizzarli nel passaggio dall’asfalto al fuoristrada. E’ un corso base ma chi è un po’ più pratico viene insegnato come affrontare i salti nel migliore dei modi o come approcciarsi a una curva sporca nella terra, insomma per aiutarli a fargli capire come funziona una moto da motard nella terra.

Cosa non bisogna fare con questo tipo di moto?
Come tutti gli sport motociclisti non bisogna guardare ai top rider ma ascoltare accuratamente i consigli dei tecnici. Da ex pilota non insegno a nessuno a mettere di traverso la moto oppure il triplo (il famoso salto). Piuttosto provo a insegnare come si affronta una curva, una doppia curva o una staccata difficile cercando di far capire la differenza tra traiettoria esterna ed interna. Affrontiamo insieme le basi per poter godersi al meglio questo sport.

Affrontare un corso simile significa forse anche migliorare la propria guida su strada…
Ci tengo a dire che le manovre che insegniamo qui non vanno messe in pratica su strada ma certamente i partecipanti traggono beneficio da quello che hanno imparato nella guida di tutti i giorni: migliora la conoscenza della moto e la confidenza col mezzo, si capisce come ci si comporta con la moto su strada e come funziona il bilanciamento dei pesi poi certo c’è la variabile velocità che in strada deve essere sempre adeguata alla situazione.

Da ex pilota sei diventato subito istruttore. Un salto netto. Quanto è stato gratificante?
Provo soddisfazione nel vedere gli atleti e i corsisti migliorare di volta in volta. E’ chiaro che non mi aspetto che facciano il triplo. Prima li faccio girare da soli, li osservo attentamente e poi cerco di correggerli. Dopo i miei consigli, vedo che se non tutti i giri, almeno una volta ogni due, migliorano sempre e vedere che mettono in pratica ciò che gli ho insegnato è soddisfacente. Una soddisfazione doppia perchè, quando chiedo un feedback, anche loro notano dei miglioramenti e anche questo mi gratifica.

In Italia si guarda molto alla pista e tante discipline sono poco esplorate, dal cross allo speedway. Cosa fare per far conoscere di più questo mondo?
La cosa che secondo me ci penalizza nell’ambiente Supermoto è non avere una televisione. Qualche anno fa c’erano le dirette del Mondiale su Sportitalia e alla domenica i miei amici mi riuscivano a guardare. Quindi era un mondo più conosciuto: in molti si riunivano nei bar a vederla, dall’anziano frequentatore del bar alla fidanzata del pilota, e il cerchio degli appassionati si allargava. Legarsi nuovamente a una televisione certamente sarebbe una buona cosa.

Poi ci sono i corsi che avvicinano alla disciplina…
Con i corsi facciamo il possibile: la scelta dei luoghi dipende anche dalle richieste che arrivano. Siamo arrivati a Monza per la prima volta dopo essere stati lo scorso anno a Ottobiano e Lissone. Qui lo scorso anno i ragazzi sono stati molto contenti e a Monza alcuni ragazzi mi hanno detto che volevano già rifarne un altro.

Merito senza dubbio di una docenza di livello e di una quota di iscrizione molto contenuta, soli 50 euro. Cifre ben più basse rispetto a quelle che devono sborsare gli amanti della pista.