Progettare l’auto a guida autonoma richiede un insieme dei migliori talenti tecnici disponibili: ingegneri automobilistici e programmatori, esperti nella tecnologia dei sensori e nell’intelligenza artificiale e molti altri. Una professione inedita al tavolo di progettazione di un progetto automotive è quella di un’antropologa, ruolo chiave che Melissa Cefkin sta svolgendo nello sviluppo della prossima generazione di veicoli a guida autonoma Nissan.

La sua mission è analizzare le interazioni umane durante la guida per essere sicuri che il mezzo sia preparato ad essere un “buon cittadino” sulla strada: “La tecnologia delle auto continua ad evolversi e a cambiare – ha commentato la dott.ssa Cefkin, antropologa di progettazione al Centro di Ricerca Nissan -. E adesso stiamo aggiungendo questa dimensione della guida autonoma che porterà ulteriori cambiamenti nella società, fino al modo in cui ogni giorno interagiamo e ci comportiamo in strada”. 

Specializzata in etnografia, ovvero lo studio sistematico dei popoli e delle culture dal punto di vista dell’individuo, l’antropologa ha spiegato che, nel caso dei veicoli a guida autonoma, significa esaminare con attenzione e senza preconcetti come gli esseri umani interagiscono con un “oggetto profondamente culturale”, l’automobile, e riuscire a capire come le nuove tecnologie sono in grado comprendere questi comportamenti o agire su di essi. Cefkin e gli altri membri del suo team sono concentrati sulla terza pietra miliare del programma di veicolo a guida autonoma Nissan: lo sviluppo della capacità del veicolo di affrontare la guida in città e gli incroci senza l’intervento del conducente.

È previsto che il sistema venga introdotto nel 2020, a seguito della presentazione a luglio 2016 della prima delle tecnologie di guida autonoma Nissan, conosciuta come “ProPILOT,” una tecnologia progettata per l’utilizzo nel traffico su una singola corsia in autostrada. Quando Cefkin è entrata a far parte di Nissan, nel marzo del 2015, lei e il suo team hanno immediatamente cominciato a documentarsi non solo sulle interazioni che coinvolgono gli automobilisti in città, ma anche su quelle tra veicoli e pedoni, ciclisti e conformazione delle strade. Ha citato il caso di quattro strade con un segnale di stop come una situazione “problematica ed incredibilmente interessante” che il suo team ha esaminato in maniera approfondita.

“Possono esserci molte interpretazione su cosa accade allo stop di un incrocio. Quello che abbiamo appreso fin dall’inizio dello studio dimostra che, in tali situazioni, conducenti, pedoni e ciclisti spesso usano occhiate e forme di comunicazioni dirette, come un gesto con la mano, per inviare in modo molto chiaro segnali circa le loro intenzioni”. Questo ha portato a pianificare fin dall’inizio come un veicolo a guida autonoma potrebbe comunicare la sua prossima mossa, come è stato mostrato in un video della IDS Concept. Cefkin ha chiarito che alcune caratteristiche descritte nel video potrebbero finire per assomigliare molto a quelle delle auto a guida autonoma Nissan del prossimo decennio, come una luce che segnala la presenza di un pedone.

Il team sta anche indagando su come comunicare le intenzioni dell’auto in situazioni nelle quali sono presenti “attori multipli”, come ad esempio numerosi pedoni o ciclisti. La chiave sta nel capire come comunicare cosa sta facendo il veicolo,  in modo che possa essere interpretato nella stessa maniera da tutti. Cefkin sostiene che questi studi dimostrino l’importanza di coinvolgere un antropologo fin dai primi stadi del progetto del veicolo, invece di apportare correzioni successivamente nel ciclo di produzione come hanno fatto alcuni costruttori. Qui tutte le info sul progetto.