Sarà una coincidenza ma, puntualmente, con l’arrivo della stagione estiva i prezzi della benzina iniziano un lento e costante incremento di prezzo. Questa volta la giustificazione è nel rincaro del greggio dovuto alla crisi irachena, ma è sempre molto difficile verificare cosa ci sia di vero o quanto la speculazione incida direttamente.
È così anche quest’anno. E per questo diventa molto interessante l’analisi che il Centro Studi Promotor ha presentato sui consumi di carburante nei primi 5 mesi dell’anno.
Si scopre dunque che nel periodo gennaio-maggio 2014 il bilancio è in negativo del 2% sul totale del venduto, pari a 14.972 miliardi di litri, e addirittura del 4% sulla spesa complessiva con 24.835 miliardi di Euro usciti dalle tasche dagli automobilisti. Con questi numeri va male anche allo Stato che ha portato nelle casse “solo” 14.199 miliardi di Euro di imposte con un -1,4% rispetto allo stesso periodo del 2013.
Forse è per questo che tutti hanno pensato di fare un piccolo aggiustamento con qualche centesimo che si è attaccato al distributore, ma il trend negativo continua da tempo e l’alto prezzo dei carburanti in Italia è uno dei fattori che concorre a mantenere in crisi il settore. Tanto da diventare un bene di lusso e quando questo succede automaticamente se ne limita il consumo perché troppo oneroso.

A conferma di questo, il dato relativo agli anni 2006-2012 dove i consumi di carburante sono passati da 47,7 miliardi di litri a 38,9 con un crollo del 18,3%, ma contemporaneamente la spesa è cresciuta del 17% da 57,6 miliardi di Euro a 67,4. In particolare a guadagnare è stata la componente fiscale salita da 31,9 a 36,5 miliardi di Euro, tutte tasse perché, quando serve, benzina e gasolio sono una delle principali entrate per lo Stato. Ma non è tutto perché anche la parte industriale, ovvero il costo produttivo, in quegli anni è cresciuta a dismisura del 20%. Nel 2013, però, la situazione è cambiata e scendono tutti gli indici, ma rimane l’alta tassazione che ne ha bloccato i consumi con componente industriale al -9,6%, spesa -5,9% e Erario -2,7%.
Questo perché in Italia abbiamo la benzina più cara d’Europa mentre per il diesel siamo al secondo posto, dove solo la Gran Bretagna ci batte. Rispetto alla media continentale un litro di super costa 26,1 centesimi in più dei quali ben 24,2 sono dovuti alle imposte e 1,8 al prezzo industriale. Per il diesel il discorso è molto simile con 25,1 centesimi totali ripartiti in 24,7 di imposte e 0,5 di parte industriale.

Ora l’alta tassazione non incide solo sulla quantità di carburanti venduti, ma ha un effetto anche sui costi dei trasporti delle merci che si ripercuotono immediatamente sul consumatore. Ecco perché sarebbe quanto mai necessario ridurre le accise non solo per rilanciare l’economia, ma anche per riportare il gettito per lo Stato in positivo. Perché la macchina statale non rinuncia certo a delle entrate e se queste non arrivano da una parte significano solo nuove tasse. Ma sarà difficile che lo capiscano.