Francamente viene voglia di prendere lo stesso articolo dell’anno scorso e di ripubblicarlo così come è cambiando solo qualche percentuale.
Sto parlando del solito e implacabile aumento delle tariffe autostradali che puntuale come le tasse (mai detto popolare è così preciso) è arrivato nei primi giorni del 2014.
Un aumento che avviene in maniera automatica alla fine di ogni anno, una vera e propria bomba ad orologeria e che è stato quantificato in una 3,9% medio con punte addirittura del 300% come per il tratto Padova-Venezia passato da 95 centesimi a 3 euro nell’arco di una notte. Tutto questo a fronte però di un’inflazione che nel 2013 è stata dell’ 1,3% quindi sono stati concessi incrementi fuori da ogni logica economica per di più in un momento di difficoltà del paese. Questo segue un +2,9% del 2013, un +3,1% del 2012, un +1,9% del 2011 ed un +2,4% del 2010, solo per ricordare gli ultimi 5 anni.

Il meccanismo è semplice. Le autostrade italiane sono delle società private che ottengono una Concessione da parte dello Stato. In cambio di investimenti sulla rete viaria, che devono essere finalizzati alla sicurezza e al miglioramento della percorrenza, ottengono in cambio degli aumenti delle tariffe. C’è però un problema, ed è che difficilmente si riesce a verificare e a controllare quali sono i lavori fatti (veri o presunti) per arrivare a questi risultati o se si è trattato di una semplice manutenzione ordinaria, quella che si deve sempre fare sulle strade.
Infatti manca un vero e proprio controllore e il Governo non ha nessuna possibilità di verificare visto che l’IVCA, l’ispettorato a cui toccherebbe questo compito è di fatto smantellata e che l’Authority dei trasporti non si è nemmeno pronunciata sul tema.

Il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha detto che per il prossimo anno cambierà il sistema delle concessioni e degli aumenti. Questione che è nel mirino anche della UE che vuole che queste siano messe all’asta pubblica e non lasciate in questa situazione di “quasi-monopolio”.

Sconcertante, inoltre, la dichiarazione dell’amministratore delegato di Atlantia (una delle società concessionarie) Giovanni Castellucci che a Radio 24 ha detto, riassumendo il concetto, che tutto sommato ci è anche andata bene perché “…Se i Governi, a partire dal 2004, non ci avessero chiesto investimenti addizionali rispetto alla Convezione del 1999, come la Variante di Valico, le tariffe sarebbero aumentate meno dell’inflazione”.
Ma la Variante di Valico, la nuova autostrada per attraversare gli Appenini, la stiamo aspettando dal 1997 e ancora non è finita, quindi cosa dobbiamo aspettarci, altri aumenti per finire un lavoro quasi ventennale!

Ma c’è anche un altro aspetto. Tutti i lavori sono finanziati da noi automobilisti proprio attraverso il pedaggio e le società autostradali, che spesso sono partecipate da aziende statali, non rischiano praticamente nulla, incassano e poi si vedrà.
E incassano tanto e sempre anche quando il traffico è bloccato o reso più difficoltoso e pericoloso quando si devono affrontare tratti di lavori dalla durata mai definita, vedi la Milano-Torino dove tutto doveva essere finito per i giochi olimpici del 2006. Per non parlare del cantiere eterno della Salerno-Reggio Calabria.

Quanto all’autentica presa in giro dell’aumento medio ecco un campione della realtà di cosa avviene su certe Autostrade o tratti, con dati rilevati anche dall’ONIT (Osservatorio Nazionale sulle liberalizzazioni dei trasporti) che non manca di sottolineare come questi rincari incideranno sulla dinamica dei prezzi e dei trasporti, e con gli aumenti maggiori che, guarda caso, riguardano i tratti a maggior traffico. Altro che 4%.

Torino-Aosta:15%
Venezia-Trieste: 12,9%
A24-A25 Strada dei Parchi: 8,28%
Autovie Venete: 7,17%
A4 Venezia-Padova Tang. Mestre: 6,26%
Cisa: 6,26%
A4 Novara-Milano e Torino-Milano: 5,27%
Autostrade per l’Italia: 4,4%
Raccordo Valle d’Aosta: 5%
Autostrade Valdostane: 5%
Autostrada Tirrenica: 5%
Milano Serravalle e Tangenziali Milano: 4,47%

Adesso si parla, ma ancora in modo fumoso, di attivare qualche forma di abbonamento per gli utenti abituali come pendolari o trasportatori, ma già si è alzato il furibondo fuoco di sbarramento delle Concessionarie interessate e, comunque, si tratterebbe di spiccioli. Serve invece una vera revisione del sistema e una altrettanto seria forma di concorrenza.