Di sicuro se ne sono accorti in pochi ed in particolare quelli che in questi giorni hanno trovato sul parabrezza una multa.

A partire dal 1° gennaio alla varie stangate a cui si è sottoposti come automobilisti se ne è aggiunta un’altra, quella relative alle multe.

Merito, o meglio colpa,  dell’adeguamento “automatico” delle tariffe delle contravvenzioni che viene calcolato ogni due anni, come previsto dall’articolo 195 del Codice della Strada, sulla base della pubblicazione da parte dell’Istat dei prezzi al consumo.

Il conteggio del biennio porta quindi ad un aumento pari al 6% e francamente non ci sembrava il momento di aggiungere ai vari aumenti sulla benzina, sull’Iva all’acquisto di una vettura, sulla RC e sull’eventuale superbollo anche questo nuovo onere.

Parlando in soldoni vuol dire che un divieto di sosta passa da 39 a 41 euro, non usare le cinture di sicurezza da 76 a 80, usare il telefonino mentre si guida da 152 a 161, passare con un semaforo rosso da 154 a 163, mentre un eccesso di velocità va a quota 168 euro dai 159 precedenti.

Mettiamo in chiaro subito un’altra cosa. Non vogliamo difendere in alcun modo chi commette delle infrazioni stradali che vanno punite severamente e soprattutto immediatamente specie se queste possono mettere a repentaglio l’incolumità di qualsiasi utente della strada. Sarebbe meglio fare prevenzione magari aumentando i controlli e le pattuglie per la strada, oppure investire in formazione ed educazione stradale e non, invece, pensare sempre all’auto come un bancomat da dove andare a prendere dei soldi per coprire dei buchi di bilancio delle varie amministrazioni centrali e locali.

Infatti non si è sentita nessuna voce da parte, per esempio, dei Comuni che poverini sono stati costretti ad accettare una decisione presa da autorità sopra di loro. E questo è ancora più grave perché non cessa la brutta abitudine di mettere nel bilancio annuale il gettito previsto delle multe e questo è sicuramente stato fatto prima dell’adeguamento Istat. Quindi soldi facili in più in cassa alla faccia dell’automobilista che altro non può fare che pagare.

Tutto in attesa che il Parlamento approvi lo sconto del 20% in caso di pagamento della contestazione entro i cinque giorni. Ma con le elezioni in arrivo quando arriverà, eventualmente, questo correttivo?

Vale la pena ricordare che nel 1993, solo vent’anni fa, un divieto di sosta valeva 50.000 lire (25,82 euro) lo stesso dell’uso del cellulare senza auricolare e del non avere le cinture di sicurezza allacciate. Fate voi i confronti…

Le sole voci contro questa decisione arrivano dagli addetti ai lavori, giornalisti e filiera produttiva, che oltre a sottolineare la crisi del settore continuamente vessato da ogni tipo di tributo e ormai allo stremo (vedi articoli sul mercato auto 2012). Come quella di Giuliano Biserni presidente dell’Asaps (Associazione Amici della Polizia Stradale) che chiede la cancellazione dell’articolo incriminato mentre Angelo Sticchi Damiani presidente dell’Aci lancia un grido: “insistere con questi aumenti è un assurdo accanimento, fermateli!” Lo vorremmo tanto anche noi!

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