Una lotta continua contro aumenti infiniti. L’ennesima denuncia contro le assicurazioni auto arriva da Adusbef-Federconsumatori che ha fatto i conti in tasca agli italiani nel rapporto dell’anno 2012. Prima della liberalizzazione tariffaria del 1994 gli assicurati  pagavano in media 700.000 lire (361 euro) per assicurare un’auto di media cilindrata fino a 1800cc senza considerare punte estreme come la Campania.

Dodici anni dopo, nel 2006, il costo medio della stessa polizza per la stessa auto è lievitato a 868 euro, con un rincaro del 140,5 per cento, per passare a 1.250 euro nel 2012. Un aumento di 889 euro secchi (+190 %) stimati nel 2013, a differenza di altri Paesi UE (come Francia, Spagna, Germania) dove gli aumenti registrati negli stessi anni non hanno mai superato la soglia dell’87%. Che l’Italia abbia il bollino nero d’Europa è ormai certificato. I costi medi delle tariffe obbligatorie RC Auto in questi 18 anni (1994-2012) sono più che raddoppiati passando da 391 euro del 2004 a 1.250 euro nel 2012.

Nonostante la minore incidentalità, la patente a punti e l’indennizzo diretto (accusato di maggiori costi nonostante faccia risparmiare al sistema tra 1,5 e 2 miliardi di euro l’anno), sono poche le speranze di invertire la lievitazione spaventosa delle polizze. Un caro della Rc auto responsabile anche dell’aumento dei veicoli non assicurati, alla soglia di 4,5 milioni: un pericolo per l’incolumità propria e dei terzi, che non sempre vengono risarciti dal Fondo Vittime della Strada. Un aspetto che – conti a parte – già da solo basterebbe per far intervenire il Governo.