Sono scomparsi i piloti italiani dallo scenario della Formula 1 e in rete è montata la protesta, ma soprattutto è iniziata la caccia ai responsabili. Non è bastato che Trulli fosse sereno nel lasciare la Caterham perchè il suo addio è solo la punta di un aisberg che nasce lontano, molto lontano.

L’Italia è stata incapace di allevare talenti in casa. Adesso, sembra tardivo, ma esiste un progetto di talent scouting promosso con la Driving Academy da parte della Ferrari.

Proprio la scuderia di Maranello, unico team tricolore rimasto nel Circus, è additata come la principale responsabile della situazione. Si affida sempre a piloti stranieri – Alonso è spagnolo e Massa è brasiliano – e non sostiene i giovani che dall’Italia vogliono sfondare nella F1.

Una freccia in favore della Ferrari è stata però scagliata da Angelo Sticchi Damiani, il presidente della Csai. Sticchi dice che tra Trulli che ha 37 anni e alcuni giovanissimi piloti under18, c’è il vuoto, una mancanza di piloti alimentata da anni di gestione esterofila delle scuderie del Belpaese.

La Driving Academy della Ferrari serve proprio a far ripartire la crescita, occupandosi dell’educazione dei giovanissimi, andando a pescare sui 12enni che si esprimono nel karting. Ci sarà bisogno di diversi anni, ma d’altronde il Csai non ce la fa da solo: può accompagnare i giovani fino alla F3, poi è necessario trovare altri “sponsor”.