L’App UberPop è ufficialmente bloccata in tutta Italia. Il tribunale di Milano ha confermato lo stop in tutto il Paese del servizio dell’azienda americana che aveva presentato un reclamo nel merito dopo essere stata sospesa nelle scorse settimane. I giudici della Sezione specializzata imprese di Milano hanno accolto anche il ricorso delle associazioni di categoria dei tassisti riguardante la singola posizione di un driver dell’app Uberpop. Un ricorso che non era stato accolto nel primo provvedimento del maggio scorso. In sintesi i giudici scrivono che l’app “aumenta il traffico”, “non garantisce la sicurezza” e “approfitta della fiducia dei giovani”. Gli stessi che si dicono a favore dello sviluppo delle nuove tecnologie, ma visto che “il servizio non è una pura cortesia, sul terreno della concorrenza si gioca ad armi pari”.

Sotto accusa il sistema dei prezzi di Uberpop che “non ha regole predeterminate e trasparenti e anche questo elemento non va certo a vantaggio dei consumatori”. Il collegio parla anche di “ragioni di sicurezza del consumatore” che il servizio, con driver anche senza licenza, non garantirebbe più: “Il sistema dei prezzi di Uber Pop non ha regole predeterminate e trasparenti ed anche questo elemento non va certo a vantaggio dei consumatori”. Il Tribunale si dice, inoltre, sorpreso che “alcune Associazioni di consumatori siano intervenute a sostegno del reclamo proposto da Uber ipotizzando che tale servizio possa valere a ridurre l’inquinamento della città o il livello del traffico”. Altroconsumo, infatti, insieme ad altre associazioni di consumatori si è costituita nel procedimento accanto a Uber contro i tassisti.

Secondo i magistrati, non si spiegano “gli aumenti legati a situazioni contingenti, quali l’aumento della domanda in occasione di determinati eventi” e il prezzo della corsa non è “l’effetto dell’incrocio fra domanda e offerta perchè non ha nulla a che fare con il baratto, richiamato dalle associazioni, o altre forme di sharing economy”. Inoltre non andrebbe a limitare in alcun modo l’inquinamento o la concentrazione del traffico dato che la clientela del servizio probabilmente in mancanza di Uber si rivolgerebbe non ai tassisti ma ai mezzi di trasporto pubblico di linea ovvero all’uso di biciclette o city cars.

“Non possiamo che essere soddisfatti di questo risultato - riferiscono i legali dei tassisti -. È la terza volta, infatti e nell’arco di meno di tre mesi, che i giudici milanesi hanno emesso provvedimenti volti al blocco della app. A questo punto non ci sono davvero più alibi: il servizio non potrà più essere riattivato”. Nelle scorse settimane lo stesso tribunale di Milano aveva disposto l’inibitoria all’utilizzo del servizio accogliendo il ricorso presentato dalle associazioni di categoria dei tassisti. Uber ha fatto reclamo contro la decisione chiedendo in prima battuta la sospensione dell’inibitoria, bocciata nei giorni scorsi, e poi con un reclamo nel merito, anch’esso respinto.