Mercato italiano anoressico anche per il mese di marzo: -26%. A leggere i dati Eurisko sul sentiment dei consumi non ci sarebbe da stupirsi, sono tra i più bassi dell’ultimo lustro ed evidenziano che gli italiani sono anche poco propensi a scommettere sul futuro.

Eppure Case automobilistiche e concessionari lanceranno alti lai e invocheranno l’aiuto del Governo per evitare ancora una volta di guardarsi allo specchio e capire che, sui mercati occidentali, un modello di business sessantenne deve essere ripensato. Farebbero bene i car guys a riflettere su una frase di Francis Bacon “Chi non applica nuovi rimedi deve essere pronto a nuovi mali, perchè il tempo è il più grande degli innovatori”.

Del resto l’automobile è stata per anni il motore dello sviluppo della nostra società, ha portato con se lavoro, benessere, evoluzione sociale ma ora che i paradigmi di riferimento sono cambiati altre sono le industrie che si pongono a modelli dello sviluppo sociale del XXI secolo.
Eppure in questo scenario tetro dalla vecchia Europa emerge un marchio bulimico che sembra avere forza, energie ed investimenti per divenire emblema della determinazione, della capacità industriale e finanziaria tedesca: il gruppo Volkswagen.

Una gioiosa macchina da guerra che si concede di coprire ogni segmento di mercato dalla Skoda alla Bentley (unico neo Seat) e che sul suolo italiano ha degli obiettivi molto precisi: Ducati e Alfa Romeo.
Due marchi passionali che sembrano lontani dal pragmatismo teutonico che teme il rosso nei bilanci ma si infiamma per quello della meccanica sportiva italiana. Per Ducati la motivazione di acquisto sembra risiedere più in motivazioni tecnico-legali derivanti dall’abbattimento delle emissioni medie per soddisfare i parametri del 2020 senza privarsi dei poderosi 6 cilindri che tanta gloria dettero e danno, per Alfa Romeo sembra più complesso capire dove e come potrebbe essere posizionato il glorioso marchio del Portello.
Certo che un mix di passionalità sportiva e design italiano con la garanzia dell’affidabilità e della qualità costruttiva tedesca sarebbero un incubo per i signori di BMW che ancora competono da single player e che potrebbero vedere minacciato quel posizionamento da granturismo che fino ad oggi hanno perseguito con grande abilità e coerenza.

Per Alfa Romeo poi sarebbe un, per la gioia di tutti i (numerosissimi) fan del biscione.