Bella è bella, non c’è che dire, la nuova Alfa Romeo Giulia, simbolo del rinascimento Alfa Romeo ha carattere, forse anche troppo, e vista dal vivo, nell’anteprima più attesa dell’anno, quella in cui tutti avrebbero voluto esserci (persino un gruppo di appassionati venuti da tutta Italia per cercare di entrare ad Arese), suscita ammirazione, emozione e rispetto.

Già, perché dietro al volto rassicurante e un po’ sornione di Marchionne, ed alla calma energica di Wester, rispettivamente amministratore delegato del Gruppo FCA e di Alfa Romeo, ci sono circa 500 uomini silenziosi, un po’ folli, che pensano fuori dagli schemi ed hanno lavorato in segreto per circa 2 anni al fine di realizzare la vettura che segna la rinascita del Biscione.

Marchionne li definisce Skunks, utilizzando un appellativo che riprende il manipolo di uomini, gli Skunks Works appunto, che lavorarono per la Locked Martin nella seconda guerra mondiale per creare il primo caccia a reazione americano, voluto per sconfiggere le forze armate tedesche.

In un certo senso il paragone è azzeccato, anzi azzeccatissimo, in primo luogo perché anche la Giulia dovrà combattere sul mercato contro la corazzata tedesca, e poi per via di una metodologia di lavoro spinta e segreta.

Ma chi sono questi Skunks, e come hanno reso la Giulia la migliore Alfa Romeo degli ultimi anni? “Siamo tutti alfisti, per lo più ingegneri, tutti molto giovani, con un’età media di circa 30 anni”, rivela Alberto Nicoletta, responsabile dello Chassis.

È orgoglioso del suo lavoro e ci tiene a specificare che la Giulia fa parte di un progetto nuovo e non ha niente in comune con la Maserati Ghibili, come tutti hanno pensato vedendo uno dei prototipi circolanti. “Per la nuova berlina Alfa Romeo abbiamo utilizzato un pianale totalmente nuovo, che non c’entra niente con quello della berlina del Tridente. Le sembianze della Ghibili sono state utilizzate alla stregua di una pelle esterna per vestire un prototipo, l’altro aveva le forme della Fiat 500 L e noi li chiamavamo Saetta e Cricchetto, come i personaggi di Cars”.

Certo, non è stato facile lavorare in gran segreto: “il primo gruppo, formato ad Aprile 2013, era composto di 7 persone, poi cresciuto fino a 10 squadre con 500 elementi totali, ognuna delle quali si occupava di un comparto specifico. All’inizio eravamo in un capannone vicino allo stabilimento Maserati di Modena e ci davamo da fare in condizioni decisamente approssimative”.

Alberto si è occupato attivamente anche delle reazioni dinamiche e ci racconta che “la nuova Giulia Quadrifoglio Verde, nonostante i 510 CV erogati attraverso le sole ruote posteriori, è equilibrata, al punto che i sistemi elettronici intervengono di rado per aiutare il guidatore”.

Poi ci ragguaglia sulle dimensioni, “sono paragonabili a quelle di una BMW Serie 3”, e sulle trasmissioni disponibili, “oltre al cambio manuale a 6 marce, arriverà un doppia frizione a 7 rapporti”. Inoltre, ci illustra particolari interessanti, come la sospensione posteriore in alluminio ed altri elementi in fibra carbonio, quali l’albero di trasmissione, il tetto, il cofano ed il telaio dei sedili anteriori.

Avremmo voluto farci spiegare altri dettagli ma non possiamo spingerci oltre, così ecco ci aiutiamo con quanto abbiamo visto e potuto apprendere nel corso della presentazione.

Per prima cosa parliamo della linea, fatta di sbalzi estremamente ridotti e di un passo, si parla di circa 20 mm superiore a quello della BMW Serie 3, decisamente lungo. Tutto questo genera nello sguardo di chi osserva la Giulia una sensazione di forza compatta. Ci sono elementi che ricordano altre sportive italiane, come i gruppi ottici posteriori che richiamano quelli della Maserati GranTurismo, mentre le superfici lisce ed essenziali diventano tormentate nel frontale dove spiccano le prese d’aria e il grande scudetto Alfa, e nella vista posteriore, dominata dall’estrattore e dai quattro scarichi, con una sorta di spoiler sul bordo del baule.

All’interno, visibile solo a vettura chiusa, spicca il volante piccolo e sportivo, con tutti i comandi raggruppati, persino il pulsante start, di un rosso intenso, che ricorda molto quello delle Ferrari più recenti. La plancia è orientata verso il guidatore e tutto si gestisce dalle 2 manopole sul tunnel centrale, una deputata a selezionare le modalità di guida e l’altra a interagire con il sistema multimediale.

Il vero punto di forza della Giulia, che torna alla trazione posteriore dopo tempo immemorabile, l’ultima Alfa Romeo berlina con questa soluzione tecnica fu la 75, è il motore, un 6 cilindri turbo capace di erogare la potenza mostruosa di 510 CV. Roba da fare invidia alla BMW M3, che si ferma a quota 430 CV. Si tratta di un propulsore dotato di sistema di disattivazione dei cilindri, una soluzione sperimentata dalla Casa del Biscione negli anni ’80.

Chiaramente, tutto questo si sposa con una distribuzione dei pesi 50/50 sui due assi e con delle sospensioni altamente raffinate, che presentano uno schema multilink, denominato Alfalink, al posteriore, e a quadrilatero all’anteriore. Una soluzione, quest’ultima, capace di mantenere il braccio a terra longitudinale costante per garantire la perfetta impronta degli pneumatici in ogni situazione.

Tanti i sistemi d’assistenza alla guida disponibili, perché anche se la vettura è ben bilanciata e pronta tutto, visto che è stata sviluppata su ogni tipologia di percorso, anche sul vecchio Nurburgring, è pur sempre una sportiva dalla potenza imbarazzante e dal peso contenuto, stimato in circa 1.500 kg.

Per cui troviamo il Torque Vectoring con doppia frizione, che permette al differenziale posteriore di lavorare al meglio; l’Active Aero Splitter, che gestisce la deportanza; lo Chassis Dynamic Control, con cui si possono selezionare 4 modalità di guida (tra cui quella Race), e l’Integrated Brake System: un sistema elettromeccanico che combina il controllo di stabilità con il tradizionale servofreno per garantire una risposta istantanea alla minima pressione sul pedale.

Certo, in futuro sono attese motorizzazioni più accessibili, attraverso le quali fare grandi numeri, visto che l’obiettivo Alfa Romeo, dichiarato da Marchionne è quello di raggiungere le 400.000 unità prodotte entro il 2018, anche attraverso l’apporto dei 7 modelli che vedranno la luce nei prossimi 3 anni. Per cui spazio ai 2 litri a benzina con potenze stimate di 220 CV e 300 CV, ed ai 2.2 diesel da 150 CV, 180 CV e 210 CV (potenze previste ma non ufficiali).

Insomma, la nuova Giulia non è ancora diventata realtà che ha già scritto il manifesto futurista degli alfisti.