Dal 22 al 25 agosto in Canada, si svolgono i Mondiali di Ciclismo su Strada 2013 per i diversamente abili. Non mancherà Alex Zanardi (foto by InfoPhoto) che proverà a conquistare l’ennesimo oro nell’handbike dopo l’argento a cronometro di due anni fa a Roskilde e i due ori alle Olimpiadi di Londra 2012 . Il 46enne ex pilota di Formula 1  ha rilasciato un’intervista a Ticinoonline.ch parlando del prossimo appuntamento di F1 a Spa e della passione amore per questo sport che l’ha portato sul tetto del mondo: “Amo l’adrenalina che ti dà il fatto stesso di sfidare gli avversari. L’handbike è diventata una passione che trascende l’idea stessa di competere. È buffo, prima andare in bici non era una delle mie attività preferite. Poi invece si è accesa la scintilla, anche perché davvero molto divertente, forse ancora più della bicicletta. A fine anno con la ditta Dall’ara cercheremo di mettere a disposizione l’handbike anche per i normodotati per avvicinare la gente a questo splendido sport”. 

La passione è nata grazie all’amicizia con Fabrizio Macchi: Fu lui a parlarmi di questo sport ormai più di dieci anni fa e quando decisi di partecipare alla maratona di New York nel 2007 gli chiesi consigli”. Del tremendo incidente del 15 settembre 2001 Zanardi ne parla con grande tranquillità: “Vivere pensando al passato o con la paura che ti possa succedere ancora qualcosa di grave è impossibile ti toglierebbe anche il gusto di vivere. Ora le monoposto sono diventate molto più sicure di qualche anno fa, quindi posso dire che sono stato sfortunato in quell’occasione, ma non ci penso e non vivo pensando che possa ricapitarmi. Non posso essere così sfortunato. Incidenti così sono molto rari e anche la storia che il pilota deve mettere in conto di rischiare la vita ora come ora non è più vero come in passato, nella vita di tutti i giorni facciamo cose più rischiose.

Poi un commento alle esperienze televisive: ”Presentare “Sfide” è stato molto semplice, anche perché parlando di sport ed essendo io un appassionato mi è sempre risultato facile, mentre con “E se domani” mi sono trovato a volte in difficoltà. Un programma scientifico del genere mi ha appassionato, ma avere degli ospiti in studio e fare le domande è stato complicato: a volte devi cercare di mediare tra il fatto di porre quesiti intelligenti e capire di cosa si parla. Penso che in alcune occasioni gli ospiti in studio avrebbero voluto farmi un disegnino per farmi capire anche le cose più semplici”. Autoironico e semplice. Un campione anche fuori dalla pista.

Paolo Sperati su @Twitter e @Facebook