Alex Zanardi non smette mai di stupire. Dopo i record su record nell’handbike (due ori ai Giochi di Londra 2012) e dopo aver dominato la stagione 2013 (vincitore della Coppa del Mondo e di tre ori ai Mondiali), il fenomeno bolognese ha deciso di tornare in pista. Correrà la Blancpain GT Series (recente fusione della Fia GT con l’Endurance Blancpain, ndr) a bordo di una BMW Z4 GT3.

“L’handbike è sempre bella ma ho perso il senso della meraviglia, una delle mie doti più grandi, sentirsi ancora bambino e curioso – ha spiegato Zanardi in una bella intervista alla Gazzetta dello Sport - Da questo punto di vista essere un po’ ignorante è un vantaggio: non ho mai provato l’auto e conosco poco il campionato. È nato tutto per caso: mi ha chiamato Jens Marquardt, capo della BMW nelle corse, per gli auguri di compleanno. Quando correvo in F.Cart lui era responsabile Mercedes e io lo battevo spesso. Mi ha detto: ‘Quanto mi sarebbe piaciuto averti come pilota!’. E io ho risposto: ‘Beh, siamo ancora in tempo. Perché non me l’hai mai chiesto?’.

Un campionato che prevede 7 appuntamenti: il via il 21 aprile a Nogaro. Forse salterò una gara concomitante con la Maratona delle Dolomiti in bici: “Ho preso l’impegno, e hanno venduto pettorali per ragioni benefiche, non posso tirarmi indietro”. La squadra con cui correrà, il team Roal Motorsport, è una garanzia: “È un team professionale che ci tiene a far le cose per bene. Non avremo motorhome giganti o roba simile, ci saremo più per passione che altro. I meccanici sono bravi, abbiamo lavorato insieme nel Mondiale Turismo, c’è un rapporto di amicizia. Un altro vantaggio è avere tutto vicino a casa, a 3 km da dove vivo. Ed essere con la Bmw, che è un po’ la mia famiglia, mi fa sentire bene”.

Le emozioni che gli trasmette la guida di una macchina da corsa sono ancora tante: “Non conta tanto vincere, anche se mi piace. Vivo per quello scorcio che mi si para davanti dopo una curva quando mi alleno in handbike e lo stesso sarà in auto. Anni fa stavo provando a Vallelunga, era una bella giornata di primavera e c’era una luce che si vede solo a Roma. Mi son ritrovato a dirmi: ‘Cavolo, che bel lavoro che fai’. A 47 anni, quando uno dovrebbe mettersi buono, raddoppio. Un matto. E pensare che volevano andassi a Sochi a fare sci di fondo, ci mancava pure quello…”.

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