Ancora una volta il classico arrivo in parata ha decretato la vittoria Audi nell’82.a edizione della 24 Ore di Le Mans, la classica dell’endurance.
La casa tedesca ha portato due R18 e-tron quattro ai primi due posti del podio con la vittoria dell’equipaggio composto da Marcel Fässler/André Lotterer/Benoît Tréluyer (CH/D/F) alla terza affermazione personale (già primi anche nel 2011 e 2012) che li lancia tra i grandi della specialità. Hanno preceduto i compagni di squadra Lucas di Grassi/Marc Gené/Tom Kristensen (BR/SP/DAN) e la favorita della corsa, la Toyota di Buemi/Davidson/Lapierre, un contentino per il costruttore numero 1 al mondo partito con ben altre ambizioni.
Con questo successo la casa dei quattro anelli arriva al 13° centro in 16 partecipazioni, il quinto consecutivo, e si avvicina minacciosamente alla Porsche che detiene il record assoluto sul circuito francese a quota 16. Nei prossimi anni questo sarà uno degli ulteriori motivi di interesse per seguire la gara, perché non si tratterà solo di una supremazia sul campo ma anche di una sfida tecnologica all’interno del gruppo Volkswagen di cui entrambi i brand fanno parte.
Quella di quest’anno è stata una delle edizioni più interessanti a livello agonistico con la presenza di ben tre costruttori in forma ufficiale con soluzioni tecnologiche molto differenti tra loro, dove ognuno ha interpretato nel migliore dei modi lo spirito del regolamento. Questo poggia sul concetto dell’efficienza energetica, basato su dei complicatissimi calcoli per stabilire un limite massimo di consumo, pensato sul singolo giro. Se credete che la Formula 1 sia difficile da spiegare non avete idea di che cosa siano le regole del Mondiale Endurance.
Per questo tutti e tre i marchi, Audi, Toyota e la rientrante Porsche, hanno scelto la strada del motore ibrido, ma ancora una volta sotto la bandiera a scacchi è passata per prima un’auto alimentata a gasolio. Audi ha scelto questa soluzione diversi anni fa, nel 2006, e da allora è stato un dominio delle vetture diesel, con 8 successi Audi interrotti solamente dalla Peugeot nel 2009, anch’essa con carburante diesel.
Chi esce decisamente sconfitta è la Toyota, partita con i favori del pronostico e capace di preparare un’auto molto competitiva e veloce tanto da comandare la corsa, con la vettura gemella, per oltre 15 ore. Ancora una volta dovranno rimandare i sogni alla prossima edizione per qualcosa che è diventato un incubo ricorrente. La grande industria automobilistica giapponese è riuscita solo una volta a vincere la 24 Ore di le Mans, nel 1991 con la Mazda (la 787B a motore rotativo di Weidler/Gachot/Herbert) allora fortemente favorita da norme create apposta per lei. Inutili finora i tentativi portati proprio da Toyota in tutti questi anni nonostante gli sforzi e macchine entrate nella storia del motor sport come la TS010 protagonista di molti videogame. Rimandato il giudizio su Porsche, in difficoltà a terminare e al rientro nella categoria ma attesa alla verifica dell’anno venturo.

In una 24 Ore la prima regola è quella di arrivare al traguardo altrimenti gli sforzi non valgono a nulla e bisogna riconoscere ad Audi di essere riuscita a coniugare due aspetti che non sempre vanno d’accordo: prestazioni e affidabilità. Basta un niente per rovinare un anno di lavoro, un problema tecnico, un incidente una condizione meteo. Non è stata comunque una passeggiata perché anche i tedeschi hanno avuto i loro problemi, vedi la sostituzione del turbo su entrambe le R18, ma li hanno risolti in fretta perdendo meno tempo degli avversari.
Da rimarcare il successo tutto italiano tra le GTE PRO dove la Ferrari 458 Italia ha battuto tutti grazie alle capacità di un equipaggio composto da Gimmi Bruni/Giancarlo Fisichella/Toni Vilander per una lotta tra le supercar che ha visto praticamente tutti i grandi nomi impegnati. Un bel successo del Made in Italy da mostrare con orgoglio.