La 24 Ore di Le Mans è costata la vita al pilota danese Allan Simonsen. Ma tutto è andato avanti come se questo fosse uno incidenti dei tanti che avvengono in pista. Un dramma che porta con sè dolore e tristezza, ma che diventa agghiacciante se si pensa al modo con cui gli organizzatori della storica gara francese hanno gestito la vicenda. Silenzio, comunicazioni sbagliate ed errori. Fino al proseguo normale della corsa e alla consueta e quanto mai inopportuna festa finale con tanto di ruota panoramica ancora accesa.

Lascia basiti il fatto che Radio Le Mans – per inciso, canale ufficiale della corsa – informa gli spettatori subito dopo l’incidente (quindi con un tempismo pazzesco) che il povero Simonsen è indenne. Peccato che invece il pilota venga trasportato subito in ospedale e che la safety car rimanga in realtà in pista per 50 minuti, forse troppi per riparare il guard rail. Magari qualcuno ci stava pensando a sospendere la corsa perchè sapeva già qualcosa ma alla fine ha dovuto desistere. Sempre e comunque fare i conti con la convenienza della notizia.

Ma alla fine è prevalso il solito cinismo: the show must go on. Tre ore dopo, con la corsa già ripartita da tempo, arriva la comunicazione ufficiale dell’organizzazione che annuncia il decesso di Simonsens (foto heavy.com), uno dei piloti più rispettati e più amati nel GT, che lascia moglie e un figlio piccolo. Immaginatevi cosa fosse successo se fosse arrivata durante la corsa o prima della ripresa: molti spettatori avrebbero forse lasciato gli spalti e il danno economico sarebbe stato inquantificabile. E se gli organizzatori hanno pensato solo al business lascia perplesso che anche i colleghi (e il suo team) abbiano deciso di continuare a correre.

Ancora una volta il rispetto e il silenzio sono venuti a mancare. A questo si sommano errori grossolani inaccettabili da parte di un’organizzazione di una delle gare più famose del mondo che non si è fermata di fronte alla morte. Due anni fa, quando se ne andò l’indimenticato Marco Simoncelli, il motomondiale si fermò. Quindi la Le Mans non si può fermare e la MotoGP sì? Il valore della vita non cambia sia che che tu sia un pilota di F1 o del CIV. Ma a prevalere sono sempre altri motivazioni: quello dello spettacolo a tutti i costi e dei soldi che ci girano intorno. Qualsiasi cosa accada. Come se questa vita diavolo di vita non contasse niente.

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Il video del terribile incidente

Chi era Allan Simonsen e cosa ha vinto 

La diretta Twitter della gara